Quattro strumenti hanno reso la trasparenza un obbligo di legge
Claim ambientali, rendicontazione di sostenibilità, responsabilità da due diligence e tracciabilità di prodotto. Ciascuno ha un proprio perimetro, un proprio calendario e proprie conseguenze — e insieme spiegano perché la due diligence manuale ha smesso di bastare.
Direttiva (UE) 2024/825 — consumatori e transizione verde
Si applica dal 27 settembre 2026Modifica la direttiva sulle pratiche commerciali sleali (2005/29/CE) intervenendo specificamente sui claim ambientali. Trasforma alcune pratiche che prima richiedevano una valutazione caso per caso in divieti assoluti, elencati nell’Allegato I: sleali in ogni circostanza, senza possibilità di bilanciamento.
- Vieta in assoluto
- I claim ambientali generici (“eco-friendly”, “green”, “rispettoso del clima”) quando non è dimostrabile un’eccellenza nella prestazione ambientale; le affermazioni di impatto neutro, ridotto o positivo basate sulla compensazione delle emissioni; l’esposizione di marchi di sostenibilità non fondati su un sistema di certificazione né stabiliti da autorità pubbliche.
- Sposta
- L’onere della prova sul professionista che formula il claim.
- Chi riguarda
- Qualsiasi professionista che rivolga claim ambientali ai consumatori nell’UE, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa.
- Perché incide
- L’enforcement contro il greenwashing produceva già sanzioni a otto cifre sotto il quadro precedente. I divieti per sé eliminano gli argomenti che rendevano quei casi contestabili.
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CSRD — Corporate Sustainability Reporting Directive
Direttiva (UE) 2022/2464Impone ai soggetti in perimetro di rendicontare la performance di sostenibilità secondo gli European Sustainability Reporting Standards, coprendo le operazioni proprie e la catena del valore, a monte e a valle, secondo il principio della doppia materialità. I primi report conformi sono stati pubblicati nel 2025.
- Perimetro dopo il 2025
- Il pacchetto di semplificazione Omnibus ha ridotto in modo sostanziale la platea delle imprese obbligate, limitando la rendicontazione alle imprese europee di maggiori dimensioni. Gli obblighi di rendicontazione in sé non sono stati ritirati.
- Il nodo della catena del valore
- Un’impresa in perimetro deve rendicontare su fornitori che non lo sono: è così che l’obbligo si propaga anche a chi ne era formalmente escluso.
- Che cosa richiede in concreto
- Evidenze sulle controparti aggiornate, coerenti e sufficientemente tracciabili da reggere la revisione.
CS3D — Corporate Sustainability Due Diligence Directive
Direttiva (UE) 2024/1760Va oltre la rendicontazione, fino al dovere. Introduce obblighi — e responsabilità legale — riguardo agli impatti negativi ambientali e sui diritti umani connessi alla catena di attività dell’impresa, imponendo l’identificazione, la prevenzione e la mitigazione di tali impatti secondo un approccio basato sul rischio.
- Il cambio di passo
- Da “rendiconta ciò che sai” a “accertalo, intervieni e rispondine”.
- Basato sul rischio
- Le imprese devono dare priorità a dove gli impatti negativi sono più probabili e più gravi: il che presuppone la capacità di valutare una filiera in modo sistematico, non aneddotico.
- Anch’essa rivista nel 2025
- Il pacchetto Omnibus ne ha modificato perimetro e tempistiche; l’impianto del dovere resta.
Digital Product Passport
Regolamento sull’ecodesign dei prodotti sostenibiliRichiederà che i prodotti immessi sul mercato europeo portino con sé un registro digitale di materiali, composizione e produzione, con introduzione progressiva per categoria. Rende la tracciabilità una proprietà del prodotto stesso, anziché un documento prodotto su richiesta.
- Che cosa presuppone
- Che il produttore conosca davvero la propria filiera a monte — lo stesso divario di conoscenza che gli altri tre strumenti mettono in luce, qui espresso come requisito di dato.
- Legame con la circolarità
- Riuso, riparazione e riciclo non si progettano senza sapere da dove vengono i materiali e dove finiscono.
La stessa richiesta di fondo, quattro volte
Ciascuno strumento chiede a un’impresa di sapere cose su soggetti che non controlla, con uno standard che regga il vaglio esterno, e di continuare a saperle mentre le circostanze cambiano. È un problema di dati prima ancora che di diritto — ed è il motivo per cui abbiamo costruito la piattaforma così com’è.